• Fatto

    Svolgimento del processo

    Il giorno 4.3.1981 Dante Laghi, mentre con la bicicletta a mano stava attraversando la strada di fronte alla sua abitazione, veniva investito da un'autovettura guidata dalla proprietaria Varide Asioli e riportava lesioni con postumi permanenti.

    Poiché la società assicuratrice del veicolo investitore, impegnata con un massimale di lire 40.000.000, non provvedeva ad indennizzarlo, Dante Laghi otteneva nei confronti della Asioli sequestro conservativo a garanzia del suo credito di risarcimento sino all'importo di lire 150.000.000 e, quindi, con citazione del 19.10.1982, conveniva in giudizio la stessa investitrice innanzi al tribunale di Forlì per ottenerne la condanna al ristoro dei danni patiti, previa convalida della misura cautelare. Il giudizio, nel quale la convenuta chiamava in garanzia la società Intereuropea s.p.a. nella qualità d'istituto assicuratore r.c.a. dell'autovettura, interrotto per l'intervenuta liquidazione coatta amministrativa della predetta società e riassunto nei confronti del liquidatore della Intereuropea s.p.a. e della società Uniass s.p.a., in nome del Fondo di garanzia per le vittime della strada, veniva definito con sentenza dep. il 14.4.1989, con la quale il tribunale convalidava il sequestro conservativo; stabiliva che il sinistro era da attribuire anche alla colpa concorrente del danneggiato, nella misura di un terzo; condannava la Asioli ai danni quantificati in complessive lire 64.198.230, oltre interessi legali, in rapporto alla invalidità temporanea, al danno biologico, al danno morale e al danno patrimoniale per lucro cessante; dichiarava tenuta al risarcimento la società in liquidazione; condannava l'impresa cessionaria Uniass s.p.a., in nome del Fondo di garanzia, a corrispondere, in solido con la Asioli, la somma di lire 600.000 per danni alle cose e di lire 20.000.000, da rivalutare secondo gli indici ISTAT sino alla...

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  • Diritto

    Motivi della decisione

    I ricorsi, impugnazioni distinte della medesima sentenza, debbono essere riuniti (art. 335 c.p.c.).

    Con il primo mezzo di doglianza - denunciando la violazione delle norme di cui agli artt. 1227 e 2056 cod. civ. ed agli artt. 276 e 277 c.p.c. nonché la omessa e insufficiente motivazione su punti decisivi della controversia - Varide Asioli lamenta che la Corte territoriale avrebbe dovuto rilevare che al creditore, per il suo comportamento doloso, non spettavano la rivalutazione e gli interessi, salva per lo stesso l'azione ex art. 2043 cod. civ. per gli ulteriori danni. Aggiunge la ricorrente che la richiesta esclusione non costituiva domanda, bensì "eccezione" che il giudice del rinvio - a seguito della riassunzione della causa dopo la cassazione della sentenza, da parte di questa Corte, in ordine al metodo adottato per la liquidazione equitativa del danno, ritenuto errato secondo il parametro del triplo della pensione sociale - avrebbe dovuto esaminare d'ufficio, pur in assenza di espressa censura svolta già con il gravame dell'appello.

    La censura è inammissibile, trattandosi di questione implicante un accertamento non devoluto già con l'appello e non proponibile, perciò, in sede di riassunzione del giudizio di gravame, a seguito di cassazione della sentenza d'appello, stante il divieto di cui al terzo comma dell'art. 394 c.p.c., secondo cui nel giudizio di rinvio non è consentito un allargamento del "thema decidendum".

    Invero, con la sentenza 23.1.1996 n. 477 questa Corte, rispetto a decisione di secondo grado di condanna della Asioli al pagamento del danno, oltre rivalutazione ed interessi, cassava la decisione limitatamente al metodo adottato per la liquidazione del danno stesso quanto al suo importo capitale, senza modificare affatto la pronuncia relativa alla rivalutazione ed alla decorrenza degli...

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