Estremi:
Cassazione civile, 2009,
  • Fatto

    SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

    La signora C.F., titolare di pensione diretta di invalidità Inps dal 1^ settembre 1980, integrata al trattamento minimo, nonchè di pensione di reversibilità del marito, chiede che le sia conservata la integrazione al minimo sulla pensione diretta (l'Inps nel 2000 aveva trasferito la integrazione dalla pensione diretta a quella di reversibilità, e riportato la pensione diretta a calcolo).

    La domanda, respinta dal primo giudice, è stata accolta dalla Corte d'appello di Perugia con sentenza 5 febbraio/10 maggio 2004 n. 3804.

    Il giudice di appello ha rilevato che trattasi di due pensioni liquidate a carico della stessa gestione, ed entrambe costituite con una contribuzione superiore a 781 settimane di contribuzione. Ha pertanto applicato la regola generale sancita dal D.L. n. 463 del 1983, art. 6, comma 3, convertito in L. n. 638 del 1983, che vuole la integrazione sulla pensione diretta.

    Avverso tale sentenza ha proposto ricorso per Cassazione l'Inps, con unico motivo.

    La C. si è costituita con controricorso resistendo.

  • Diritto

    MOTIVI DELLA DECISIONE

    Si deve delibare preliminarmente la eccezione di inammissibilità del ricorso proposta dalla controricorrente, per inosservanza del termine breve ad impugnare di cui all'art. 325 c.p.c., decorrente dalla notifica della sentenza impugnata effettuata il 18 giugno 2004.

    L'eccezione non è fondata.

    La C. ha notificato la sentenza della Corte d'appello all'Inps "in persona del presidente del consiglio di amministrazione pro tempore, elettivamente domiciliato in (OMISSIS), presso l'avvocatura regionale dell'istituto medesimo" mediante consegna a mani dell'impiegato incaricato, in data 18 giugno 2004.

    Siffatta notifica non osserva le prescrizioni dell'art. 170 c.p.c., per il quale dopo la costituzione in giudizio tutte le notificazioni si fanno al procuratore costituito, e cioè al procuratore nominativamente indicato (Cass. 18 aprile 2007 n. 9298). Essa non vale a far decorrere il termine breve di cui all'articolo 325 c.p.c, e pertanto la notifica del ricorso per cassazione effettuata dall'Istituto ricorrente alla C. il 10 maggio 2005 è tempestivo, perchè effettuato nel termine lungo di cui all'articolo 327 c.p.c..

    Con unico motivo l'Istituto ricorrente propone due censure, basate entrambe sulla circostanza che la pensione diretta sarebbe stata costituita sulla base di 468 settimane contributive, anzichè di 781, come affermato dalla sentenza impugnata.

    Con la prima deduce violazione e falsa applicazione dell'art. 437 c.p.c.. Rileva che la C., con il ricorso introduttivo del giudizio, aveva dedotto come causa petendi l'intervenuta abrogazione del D.L. n. 463 del 1983, art. 6, convertito in L. n. 638 del 1983, nella parte in cui prevedeva la integrazione sulla pensione erogata con accredito di oltre 780 contributi settimanali....