• Fatto

    SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

    1. Il signor V.G. chiedeva - senza esito - all'Amministrazione Finanziaria il rimborso di una somma, versata per l'anno d'imposta 1989, in conseguenza del mancato riconoscimento della deducibilità dal proprio reddito dell'assegno divorzile versato all'ex coniuge in un'unica soluzione.

    Il contribuente ricorreva alla C.T.P. di Trieste che respingeva il ricorso in accoglimento dell'eccezione sollevata dall'A.F. circa la carenza del requisito della periodicità, essenziale ai fini della deducibilità, ai sensi del D.P.R. n. 917 del 1986, art. 10, comma 1, lett. h), vigente ratione temporis, trattandosi, nella specie, di una erogazione "una tantum", avente natura risarcitoria, e perciò non imponibile per il percipiente, al contrario di quella avente natura assistenziale, quale sarebbe l'erogazione periodica.

    2. Il contribuente proponeva appello, sostenendo l'equivalenza sostanziale delle due forme di versamento.

    Il gravame veniva accolto dalla C.T.R., del Friuli-V.G..

    Secondo il giudice di appello l'assegno divorzile avrebbe sempre la medesima natura, non incisa dalle diverse modalità della sua corresponsione. A tale conclusione si perverebbe anche attraverso l'esegesi della L. n. 898 del 1970, art. 5.

    3. Avverso tale sentenza hanno proposto ricorso per Cassazione l'Amministrazione delle Finanze e l'agenzia delle Entrate, con ricorso affidato ad un unico motivo, cui non resiste il contribuente.

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  • Diritto

    MOTIVI DELLA DECISIONE

    1. Con l'unico motivo di ricorso (con il quale si dolgono della violazione del D.P.R. n. 917 del 1986, art. 10, comma 1, lett. h), nonchè del D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, artt. 3 e 8) le ricorrenti premettono che la norma violata indicherebbe, con prescrizione tassativa, perchè eccezionale, quali sono gli oneri deducibili. Tra questi rientrerebbero "gli assegni periodici corrisposti al coniuge in conseguenza di separazione legale, di scioglimento o annullamento del matrimonio o di cessazione dei suoi effetti civili".

    L'estensione analogica in ordine alla deduzione non sarebbe condivisibile per la diversa natura dei due emolumenti, uno solo dei due (quello una tantum) escluso dalla definizione di reddito imponibile, ai sensi del D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, art. 47, comma 1, lett. i), norma che richiamerebbe, quali redditi assimilati a quello da lavoro dipendente proprio l'art. 10, comma 1, lett. h), così dando all'assegno in unica soluzione la natura prevalentemente risarcitoria e perciò non imponibile.

    Se si consentisse la detrazione fiscale da parte dell'ex coniuge erogante si perderebbe alla integrale ed immotivata sottrazione di tali somme all'imposizione, in violazione del D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, artt. 3 e 8.

    2. Il ricorso è fondato e merita accoglimento.

    2.1. Questa Corte ha già avuto modo di affrontare e risolvere tale problema.

    Con la Sentenza n. 11437 del 1999 questa Corte ha posto il principio di diritto secondo cui l'assegno di divorzio corrisposto, su accordo delle parti, in unica soluzione, ai sensi della L. n. 898 del 1970, art. 5, comma 4, (e successivamente - a seguito delle modificazioni introdotte della L. n. 74 del 1987, art. 10 - ai sensi dell'art. 5, comma 5, della legge cit.), non è qualificabile come "reddito" imponibile ai fini IRPEF, sulla base di quanto disposto dal D.P.R. n. 597 del 1973, art. 47, comma 1, lett. f, (e, successivamente, dal...

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