• Fatto

    SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

    Con citazione notificata il 18.11.1998, B.A. proponeva appello avverso la sentenza del giudice di pace di Ancona n. 302/1998, con la quale veniva respinta la domanda di risarcimento dei danni subiti dallo stesso in occasione del sinistro occorso il 30.7.1996, in Ancona, mentre alla guida della propria autovettura percorreva via (OMISSIS) ed, a seguito dello spostamento improvviso sulla sinistra dell'auto che lo precedeva, finiva con la ruota posteriore in un tombino scoperto, non segnalato, il cui coperchio era appoggiato in vicinanza dell'apertura, riportando danni.

    Il Tribunale di Ancona, con sentenza depositata il 13.6.2002, rigettava l'appello.

    Riteneva il tribunale che nella specie, trattandosi di bene appartenente al demanio stradale comunale, non era ipotizzabile una responsabilità del Comune a norma dell'art. 2051 c.c., ma solo ai sensi dell'art. 2043 c.c., ove fosse stata ravvisabile un'insidia stradale; che nella fattispecie l'attore avrebbe potuto far valere la responsabilità da custodia nei confronti dell'Azienda Municipalizzata Servizi (dotata di propria soggettività giuridica), in quanto gli operai di tale azienda avevano sollevato il coperchio del tombino; che, nessuna colpa poteva ravvisarsi a carico del Comune, in quanto lo scoperchiamento del tombino costituiva un caso fortuito posto in essere da un terzo, che escludeva il nesso di causalità.

    Avverso questa sentenza ha proposto ricorso per Cassazione l'attore.

    Non ha svolto attività difensiva il convenuto.

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  • Diritto

    MOTIVI DELLA DECISIONE

    1. Con il primo motivo di ricorso il ricorrente lamenta la violazione e falsa applicazione dell'art. 2051 c.c., in relazione all'art. 2967 c.c., nonchè la violazione dell'art. 21 del Codice della Strada e l'insufficiente e contraddittoria motivazione.

    Assume il ricorrente che erratamente la sentenza ha ritenuto che la responsabilità del Comune per danni dall'uso di strada comunale fosse ristretto alle sole ipotesi di danni da insidia stradale ex art. 2043 c.c., mentre andava affermata la responsabilità dell'ente, quale custode a norma dell'art. 2051 c.c.; che, ove anche fosse stata ritenuta la custodia del bene da parte della Azienda, cui erano stati appaltati i lavori di manutenzione della strada, ciò non escludeva che rimaneva custode della stessa anche il Comune, essendo essa aperta al traffico, con i conseguenti obblighi imposti dall'art. 21 del Codice della Strada; che conseguentemente nessun caso fortuito poteva ritenersi sussistere; che, in ogni caso, l'apertura del tombino integrava un'insidia stradale per l'attore, che, proseguendo a ridosso della vettura che lo precedeva, non era in grado di avvistare la detta apertura.

    2.1. Ritiene questa Corte che il motivo sia fondato e che lo stesso vada accolto.

    Osserva questa Corte che esistono quattro orientamenti giurisprudenziali in merito alla responsabilità della p.a. per i danni subiti dall'utente conseguenti all'utilizzo di beni demaniali e, segnatamente, per quelli conseguenti ad omessa od insufficiente manutenzione di strade pubbliche.

    Secondo l'orientamento predominante questa tutela è esclusivamente quella predisposta dall'art. 2043 c.c..

    Si osserva, infatti, che la p.a. incontra nell'esercizio del suo potere discrezionale anche nella vigilanza e controllo dei beni di natura demaniale, limiti derivanti dalle norme di legge o di regolamento, nonchè dalle norme tecniche e da quelle di comune prudenza e diligenza, ed in particolare...

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