Estremi:
Cassazione penale, 2011,
  • Fatto

    RITENUTO IN FATTO

    1. La difesa di S.M., Sc.Ma. e C. A. ha proposto ricorso avverso la sentenza della Corte d'Appello di Lecce - sezione distaccata di Taranto - del 25/9/2009 che ha confermato la loro condanna per il delitto di falsa testimonianza.

    Si denuncia nel ricorso violazione di legge per erronea applicazione della norma penale, evidenziando che nell'appello era stata contestata l'attendibilità del teste, parte civile, sulle cui dichiarazioni era fondato l'accertamento di falsità delle affermazioni degli odierni ricorrenti, mentre il giudice del gravame aveva del tutto disatteso tale argomentazione.

    Si lamenta inoltre che la falsità delle dichiarazioni sia stata tratta dalle difformi affermazioni rese dai testi nelle due occasioni nelle quali erano stati sentiti durante il giudizio possessorio, senza argomentare nulla di specifico riguardo la posizione di Sc. il quale, diversamente dagli altri due, era stato escusso in unica occasione.

    In ogni caso si rileva che anche nella prima occasione gli altri due imputati avevano fatto riferimento al permanere delle chiavi della casa rurale nel possesso del venditore come ad un evento temporaneo, legato ad esigenze contingenti, dal che non poteva desumersi la falsità delle dichiarazioni svolte in seguito sulla consegna del bene eseguita all'altra parte in concomitanza con l'atto di vendita, come da tale atto attestato.

    Si conclude osservando che l'omessa indagine da parte del giudice adito dell'attendibilità delle dichiarazioni rese dalla parte civile, si esaurisce in un giudizio tautologico, che non può porsi a base della decisione, richiedendo pertanto l'annullamento della sentenza impugnata.

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  • Diritto

    CONSIDERATO IN DIRITTO

    1. Il proposto ricorso non ha fondamento.

    2. Quanto al primo motivo esso è fondato su una circostanza di fatto non aderente al reale in quanto, come si ricava agevolmente dal percorso motivazionale della pronuncia, ed indirettamente dalla stessa espressione del secondo rilievo contenuto in ricorso, riscontro fondante delle dichiarazioni della parte civile è stato rinvenuto dal giudice d'appello proprio nelle dichiarazioni rese in precedenza dai ricorrenti S. e C..

    Essi, sentiti quali informatori nel corso del giudizio possessorio instaurato in precedenza dall'odierna parte civile, avevano affermato che le chiavi dell'immobile oggetto di contesa erano rimaste nel possesso del venditore, sia pure per far fronte ad esigenze transitorie. Ne segue che quando, nel giudizio possessorio instaurato ad altri fini dal loro datore di lavoro, hanno ricostruito un episodio, a loro dire svoltosi a marzo del 2000, nel corso del quale questi aveva riconsegnato le chiavi dell'immobile al venditore per consentirgli di rimuovere le masserizie, hanno affermato circostanza non veritiera, non essendo stato prospettato neppure dagli imputati che tra i due episodi fosse intervenuta l'effettiva riconsegna delle chiavi, anche perchè l'annosa controversia tra le parti nei giudizi possessori instaurati medio tempore, verteva proprio su tale oggetto.

    Se ne deve trarre che la ricostruzione del giudice d'appello non sia fondata solo su quanto riferito dalla parte civile, smentendo quindi la fondatezza del primo motivo di ricorso, non potendosi riscontrare conseguentemente la denunciata violazione di legge.

    Per completezza si rileva che il motivo in esame dovrebbe essere valutato inammissibile ex art. 606 c.p.p., comma 3 in quanto in realtà nell'atto di appello quel che si...

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