• Fatto

    FATTO E DIRITTO

    ritenuto che:

    1- la Corte d'Appello di Roma, confermando la decisione di primo grado, con sentenza del 14.6.02, sul licenziamento irrogato per giusta causa dalla spa Wyeth Lederle al proprio dipendete, con mansioni di informatore medico, sign. G.M., ha ritenuto che:

    2- lo stesso aveva commesso gli addebiti ascrittigli consistiti nell'aver fatto falsamente risultare di aver effettuato una serie di visite a medici nella sua predetta qualità;

    3- l'inadempimento era stato, correttamente, accertato a mezzo di agenzia investigativa;

    4- le deposizioni degli addetti delle stesse che avevano effettuato le indagini comprovavano pienamente gli addebiti stessi e su di esse- e non anche sulla relazione da essi redatta - si fondava il convincimento dei giudici con conseguente irrilevanza di ogni questione in ordine alla ritualità della produzione della stessa in giudizio; erano irrilevanti le deposizioni dei medici non attenendo ai fatti di causa;

    5- attesa la gravità dell'infrazione non v'era necessità di affissione di codice disciplinare;

    6- non vi era stata violazione del principio di immediatezza della contestazione atteso che il termine di 45 giorni decorso dall'apprendimento dei fatti alla loro comunicazione all'incolpato non si rivelava inidoneo a tutelare i suoi interessi difensivi, né, a tal fine, alcun rilievo aveva il fatto che la pluralità di episodi fossero stati oggetto di una unica contestazione;

    7- i fatti era di gravità tale da compromettere irrimediabilmente il rapporto fiduciario come pure ritenuto dalla S.C. in casi analoghi;

    8- il sign. M. chiede la cassazione della sentenza con ricorso sostenuto da otto motivi cui la spa Wyeth Lederle...

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