• Fatto

    RITENUTO IN FATTO

    p. 1 - S.C. propone ricorso per cassazione avverso l'ordinanza in data 6 marzo 2008 con la quale il Tribunale del riesame di Catanzaro ha confermato l'ordinanza applicativa della misura cautelare degli arresti domiciliari in relazione alle incolpazioni provvisorie di partecipazione ad associazione di stampo mafioso nonchè tentata estorsione aggravata D.L. n. 152 del 1991, ex art. 7 ed altro (capi A) e W).

    La vicenda era relativa alla operazione investigativa denominata "(OMISSIS)", la quale, secondo la ipotesi accusatoria, aveva fatto emergere la esistenza, nel comune di (OMISSIS), di una associazione 'nranghetista volta a realizzare, con attentati e atti a vario titolo intimidatori, il controllo del territorio anche sotto il profilo delle attività economiche in esso svolte.

    A capo di detta cosca erano ritenuti G.T. e i fratelli A., individuati essenzialmente attraverso operazioni di intercettazione di conversazioni e dichiarazioni di collaboratori di giustizia. Il carattere mafioso dell'organizzazione era stato affermato anche mediante ordinanze cautelari e sentenze di merito.

    Tra le iniziative assunte per penetrare nelle attività imprenditoriali locali era menzionata quella relativa al settore della raccolta dei rifiuti urbani, perseguita grazie alla società Appennino Padana spa che era amministrata dal S. e partecipata da società riconducibili allo stesso personaggio, il quale agiva di conserva e in una posizione di totale cointeressenza, sia pure su un piano di subalternità, ancora secondo l'ipotesi accusatoria, con G.T..

    In ordine a quest'ultimo, poi, erano segnalate le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia D.V. e Se.Gi., esponenti di altre cosche locali, i quali avevano...

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  • Diritto

    CONSIDERATO IN DIRITTO

    p. 3.1 - Osserva preliminarmente la Corte che la peculiarità del giudizio di legittimità consiste proprio in ciò, che oggetto di esso è una proposizione metalinguistica, ossia "il contrasto" tra una sentenza e una disposizione di legge e, nel valutare il dedotto contrasto tra il provvedimento impugnato e l'art. 606 c.p.p., lett. e), la Cassazione deve solo verificare che la decisione del giudice del merito sia stata congruamente e logicamente giustificata sia nel sillogismo deduttivo che abbia condotto all'applicazione di una determinata norma a un fatto accertato sia nelle argomentazioni sostanziali che sorreggono la ricostruzione del fatto medesimo (Sez. 5^, 13 giugno 2007, D'Auria ed altri; Sez. 5^, 8 aprile 2008, Bruno;

    Sez. 5^, 6 maggio 2008, Finocchio).

    Il controllo sulla motivazione è, infatti, "volto a verificare se il giudice abbia indicato le ragioni del convincimento che si è formato e se queste ultime siano plausibili in quanto fondate su tutto il materiale probatorio (cd. principio di correttezza) in modo che le conclusioni risultino il frutto di sillogismi logicamente ineccepibili e di massime di esperienza riconosciute come tali da chiunque e generalmente accettate (cd. principio di logicità)" (Sezioni unite, sentenza 17 ottobre 2006 - 9 marzo 2007, n. 10251).

    La recente pronuncia - innanzi citata - resa dalle SS.UU. dopo la modifica dell'art. 606 c.p.p., lett. e) introdotta dalla L. n. 46 del 2006, ribadisce il "principio che ravvisa nella Corte di Cassazione il giudice che verifica la ritualità del procedimento probatorio e non del suo risultato". Sì che sono inammissibili le censure del ricorrente, volte a ottenere una diversa lettura del materiale probatorio e, in particolare, quelle formulate con le memorie difensive. Nè è ...

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