• Fatto

    Svolgimento del processo

    Con sentenza del 6 novembre - 18 dicembre 1998 il Tribunale di Roma, adito da F. S., dichiarava la separazione personale della medesima dal coniuge A. C., con addebito al marito, assegnava la casa coniugale alla moglie, determinava in L. 1.600.000 l'assegno per il mantenimento di quest'ultima ed in L. 2.120.000 quello per ciascuna delle figlie, maggiorenni ma non ancora autosufficienti, conviventi con la madre.

    Proposto appello dalla S. ed appello incidentale dal C., con sentenza del 19 marzo - 27 aprile 2001 la Corte di Appello di Roma accoglieva per quanto di ragione l'impugnazione principale, rigettava l'incidentale ed in parziale riforma della pronuncia impugnata determinava in L. 4.000.000 mensili l'assegno di separazione, con la rivalutazione stabilita dal primo giudice.

    Osservava in motivazione la Corte territoriale doversi considerare come accertato che le potenzialità economiche del C. erano di gran lunga superiori a quelle della S., così che la medesima necessitava, per conservare l'alto tenore di vita goduto durante il matrimonio, di un contributo ben più elevato di quello stabilito nella sentenza impugnata.

    In particolare, riteneva la Corte meritevole di confermare il convincimento del Tribunale circa la non plausibilità del crollo economico subito dal C. dopo la separazione, così come reputava condivisibile l'affermazione che l'alienazione di buona parte delle sue proprietà immobiliari era stata ispirata non dal bisogno, ma da scopi meramente utilitaristici. Osservava, altresì, nella valutazione delle condizioni economiche del marito, che questi disponeva di autovetture lussuose e di una importante imbarcazione ed era titolare di un patrimonio immobiliare di oltre tre miliardi, a fronte di quello della S. di circa due miliardi, peraltro costituito in parte di beni in comproprietà, e quindi non di pronta liquidità, e che lo stesso C. aveva ammesso doversi attribuire un valore probatorio non...

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  • Diritto

    Motivi della decisione

    Va, innanzi tutto, disattesa l'eccezione della S. di inammissibilità del ricorso per genericità della procura apposta a margine del medesimo ricorso, atteso che l'inscindibile collegamento della procura stessa con l'atto cui accede vale a determinarne la specialità, nel senso richiesto dall'art. 365 c.p.c., pur in mancanza di un espresso riferimento alla sentenza da impugnare ed al giudizio di cassazione (v., tra le più recenti, Cass. 2001 n. 10550;

    2000 n. 15509; 2000 n. 12870; 2000 n. 10732; 2000 n. 8789; 2000 n.

    4171; 2000 n. 1241; S.U. 2000 n. 108; 2000 n. 46).

    Con il primo motivo di ricorso, denunciando violazione dell'art. 156 c.c. e dei principi sull'onere della prova in relazione all'art. 360 n. 3 e 5 c.p.c., si deduce che la sentenza impugnata ha omesso di accertare in via prioritaria l'inadeguatezza dei mezzi economici propri della S. - peraltro neppure prospettata dalla medesima e comunque da escludere sulla base delle emergenze istruttorie - e l'impossibilità di procurarseli per ragioni oggettive ed ha direttamente proceduto alla comparazione delle condizioni economiche delle parti. Si sostiene, altresì, che il parametro normativo di riferimento costituito dal tenore di vita precedentemente goduto non va inteso in senso assoluto, ma deve essere identificato in un modello di vita economicamente autonomo e dignitoso.

    Il motivo è infondato. Come è noto, condizioni per il sorgere del diritto al mantenimento in favore del coniuge cui non sia addebitabile la separazione sono la non titolarità di adeguati redditi propri, ossia di redditi che consentano al richiedente di mantenere un tenore di vita analogo a quello goduto in costanza di matrimonio, e la sussistenza di una disparità economica tra le parti (v., tra le tante, Cass. 2001 n. 3291; 1998 n. 3490; 1997 n. 7630;

    1997 n. 5762; 1996 n. 5916; 1995 n. 4720; 1995 n. 2223; 1990 n.

    11523; 1990 n. 6774).

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