• Fatto

    Svolgimento del processo

    M. S. chiedeva al Tribunale di Parma che dichiarasse lo scioglimento degli effetti civili del matrimonio contratto con Z. S. facendo presente: che dall'unione era nato il figlio G.; che si era separato consensualmente dalla moglie e che fra le condizioni della separazione era stato previsto che il figlio rimanesse con la madre, che la caso coniugale fosse affidata alla donna e che il marito corrispondesse alla moglie la somma di lire 600.000 mensili a titolo di mantenimento del figlio.

    La S. si costituiva chiedendo un assegno di lire 3.000.000 mensili per sè e per il figlio.

    Con sentenza depositata il 29 ottobre 1992 il Tribunale di Parma dichiarava cessati gli effetti civili del matrimonio e poneva del S. un assegno di lire 1.000.000 mensili a favore della S. ed un altro di pari importo a favore del figlio G..

    La Corte di appello di Bologna, con sentenza depositata il 25 febbraio 1993, respingeva il gravame del S. osservando:

    a) che una serie di elementi sintomatici (viaggi, autovetture, affari, acquisti immobiliari ecc.) facevano ritenere che il S. godesse di un reddito assai elevato;

    b) che i redditi della S. erano documentati dalla sua attività di segretaria presso una scuola statale e dall'acquisto di una casa in campagna;

    c) che le condizioni economiche di quest'ultima, rispetto all'epoca precedente, avevano subito un notevole deterioramento in dipendenza del divorzio, anche se la stessa, essendo autosufficiente, non presentava uno stato di bisogno;

    d) che presupposto per la concessione dell'assegno era l'inadeguatezza dei mezzi del coniuge richiedente, non essendo necessario lo stato di bisogno;

    e) che la misura dell'assegno era stata bene determinata dai giudici di primo grado, che avevano effettuato una valutazione ponderata e bilaterale dei criteri fissati dalla legge, valutazione integralmente condivisa dal giudice di appello;

    f) che...

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  • Diritto

    Motivi della decisione

    È il caso di osservare in primo luogo che il Collegio non rileva ragioni di invalidità della procura del ricorrente, apposto a margine del ricorso mediante l'utilizzazione di un timbro al quale sono stati aggiunti a penna, negli appositi spazi, il nome di un secondo avvocato, ed il domicilio eletto a Roma. Invero, il richiamo, contenuto nel suddetto timbro, all'art. 420 cod. proc. civ., ha carattere eventuale, mentre è evidente che lo studio presso il quale si elegge domicilio in Roma è quello del secondo avvocato, appartenendo 9il primo al Foro di Parma, luogo dove è stata rilasciata la procura.

    Con il primo motivo di ricorso M. S. lamenta violazione e falsa applicazione dell'art. 5, comma 6, legge n. 898 del 1970, come modificato dall'artt. 10 della legge n. 74 del 1987, e vizio di motivazione, perché l'impugnata sentenza aveva riconosciuto alla S. un assegno di divorzio, disconoscendo il carattere assistenziale dell'assegno di divorzio e l'adeguatezza dei mezzi del coniuge richiedente a conservare un tenore di vita analogo a quello dovuto in costanza di matrimonio, nonché il miglioramento delle sue condizioni di vita ed il deterioramento di quelle del S..

    Con il secondo motivo il ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione dell'art. 5, comma 6, legge n. 898 del 1970, come modificato dalla legge n. 74 del 1987, e vizio di motivazione, per avere la Corte di merito riconosciuto alla S. un assegno, malgrado la stessa fosse più ricca del S., vi avesse rinunciato in sede di separazione e avesse migliorato il proprio tenore di vita al contrario dal S., e ciò in violazione al citato art. 5, che prevede l'obbligo per un coniuge di somministrare periodicamente a favore dell'altro un assegno solo se quest'ultimo non ha i mezzi adeguati o comunque non può procurarseli per ragioni oggettive.

    Col terzo motivo il S. lamenta violazione e falsa applicazione dell'art. 5 della legge n. 898 del 1970,...

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