Estremi:
Cassazione civile, 1991,
  • Fatto

    Svolgimento del processo

    Con citazione in data 13 maggio 1972 la s.r.l. Società Immobili Urbani (S.I.U.), sottoposta a fallimento, agendo in persona dell'amministratore unico sig. Claudio Campajola, il quale assumeva la propria legittimazione ad agire nell'inerzia degli organi fallimentari, conveniva davanti al Tribunale di Bologna la s.r.l.

    Società Edificatrice Urbana (S.E.U.) e, premesso:

    che in forza di denuncia di contratto verbale di appalto (intervenuto con il sig. Raniero Maltini) registrato il 20 aprile 1957, la S.I.U. aveva provveduto, per la somma di L. 42.800.000 e su terreno di proprietà della S.E.U., alla costruzione di un immobile per spettacoli cinematografici (Cinema Arlecchino);

    che successivamente la S.E.U. aveva dichiarato di fare proprio l'immobile, facendo constare nei bilanci di essere divenuta debitrice della predetta somma;

    tanto premesso, chiedeva che la S.E.U. fosse condannata al pagamento dell'importo che sarebbe risultato dovuto per effetto del contratto di appalto e della ritenzione dell'immobile, indicando tale somma nella differenza tra L. 42.800.000 del contratto e le somme spese per i beni mobili organizzati nell'azienda "Cinema Arlecchino".

    La società convenuta costituendosi, eccepiva preliminarmente la prescrizione decennale del debito, sostenendo che i bilanci, quali atti interni alla società, non erano idonei a svolgere funzione interruttiva della prescrizione; eccepiva in secondo luogo l'inesistenza del credito S.I.U., facendo rilevare che lo stesso amministratore della S.I.U. Campajola, unitamente alla moglie Maria Quorti, cedendo alla s.r.l. Mage il 50% delle quote della S.E.U. (con atti del 20 dicembre 1955 e 11-2-56), avevano riconosciuto espressamente e garantito che la S.E.U era proprietaria dell'immobile e non aveva debiti relativi alla...

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  • Diritto

    Motivi della decisione

    Occorre preliminarmente disporre la riunione dei tre ricorsi, i quali hanno assunto rispettivamente i numeri di ruolo 7292-88, 7561-88 e 8839-88, in quanto tutti relativi alla stessa sentenza della Corte d'Appello di Bologna.

    Preliminare all'esame delle altre situazioni è la valutazione delle censure espresse con il ricorso n. 7292-88 dalla S.E.U.

    Con il primo mezzo la soc. S.E.U. deduce la violazione e la falsa applicazione degli artt. 2934, 2935, 2944, 2946 c.c., nonché l'omesso esame di documenti e di punti decisivi prospettati dalle parti, sotto il profilo dell'art. 360 n. 3 e 5 c.p.c..

    La doglianza è complessa ed articolata. Sotto un primo profilo, infatti, la ricorrente sostiene che l'annotazione nei bilanci della S.E.U. non avrebbe effetto interruttivo della prescrizione, in quanto l'annotazione di una posta in bilancio non potrebbe essere equiparata al "riconoscimento" previsto dall'art. 2944 c.c., non essendo atto ricettizio diretto al creditore.

    Sotto un diverso profilo i bilanci dal 1961 in poi, sarebbero stati tutti redatti nel 1967, per cui l'ipotetica interruzione sarebbe avvenuta, paradossalmente, quando la prescrizione si sarebbe già verificata. Inoltre nei bilanci della S.E.U. la somma pretesa dalla sig.ra Quorti, quale assuntrice del concordato della S.I.U., risultava annotata come "debito di migliorato" verso la soc.

    Arlecchino incorporata e non già verso la S.I.U..

    Infine la Corte di Bologna avrebbe ancora errato, attribuendo effetto interruttivo della prescrizione, quale riconoscimento di debito, alle annotazioni nei bilanci della società Arlecchino degli anni 1961 e seguenti di un debito di L. 42.800.000 in quanto:

    a) i predetti bilanci non provenivano dalla S.E.U. ed erano in contrasto...

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