• Fatto

    FATTO

    Sin dal 1985 il ricorrente è stato titolare di un allevamento ittico nel Comune di Garlasco all'interno di una Azienda faunistico venatoria.

    A seguito dell'entrata in vigore della L. R. 33/80 la Regione Lombardia statuiva che, in prossimità dell'allevamento, una vasta zona fosse vincolata alla costruzione di un area definita di "riserva integrale A", automaticamente costituita in oasi di protezione, a specifica tutela degli aironi nidificanti.

    A seguito della creazione delle predette oasi e della contemporanea istituzione nella zona del cd. "silenzio venatorio", si determinava il proliferare delle specie selvatiche tutelate e, conseguentemente, la sempre maggiore presenza di loro esemplari nell'allevamento del Sig. Pa..

    Ciò causava all'esponente, ingenti danni, in quanto gli uccelli predetti usavano cibarsi delle anguille contenute nell'allevamento ittico.

    Dopo reiterate richieste di risarcimento danni rimaste disattese da parte degli Enti destinatari, il Sig. Pa. rivolgeva le proprie istanze alla Regione Lombardia, ai sensi dell'art. 47 L. R. 16.08.93 n. 26, sentendosi rispondere, con lettera del 31.07.97, che tale risarcimento non era possibile non essendo stato attivato il relativo fondo.

    Il Sig. Pa., pertanto, diffidava in via stragiudiziale e metteva in mora la Regione Lombardia ai sensi e per gli effetti del predetto art. 47 6 c. L. R. 26/93, ed in risposta riceveva una lettera del 10.02.98 con la quale gli veniva comunicata l'impossibilità per la Regione di provvedere al risarcimento del danno per assenza dell'apposito fondo, con la precisazione che, anche ove fosse stato attivato, il fondo non avrebbe potuto avere efficacia retroattiva.

    Ulteriori richieste di risarcimento danni nel frattempo inviate in via stragiudiziale non avevano parimenti esito e pertanto...

  • Diritto

    DIRITTO

    1. Il ricorso è infondato

    2. Come esattamente rilevato dal primo giudice, la Regione Lombardia difetta di legittimazione passiva in rapporto alla pretesa dedotta in giudizio.

    Secondo i disposti della normativa assunta in primo grado a sostegno del ricorso, infatti, l'indennizzo dei danni arrecati alle produzioni agricole e alle opere approntate sui terreni coltivati ed a pascolo dalle specie di fauna selvatica e domestica inselvatichita è a carico delle provincie, degli ambiti territoriali di caccia o dei comprensori alpini di caccia, dei titolari delle strutture territoriali private, dei proprietari o dei conduttori dei fondi o dei titolari delle zone per l'addestramento e per le prove cinofile, in ragione del luogo nel quale si è verificato il danno.

    La Regione, viceversa, ha esclusivamente l'obbligo di instituire un fondo destinato al risarcimento dei danni prodotti dalla fauna selvatica, stabilendo la concreta disciplina della gestione di tale fondo.

    A ciò aggiungasi, che l'invocato art. 47della L. R. 26/93, nel testo oggi vigente, non prevede parimenti la Regione tra i soggetti tenuti al pagamento dei danni alla produzione agricola.

    L'art. 2, comma 9 lettera a) della legge n. 2/07, infatti, ha modificato l'art. 47 indicando le diverse categorie di soggetti tenuti al risarcimento dei danni alla produzione agricola provocati dalla fauna selvatica.

    Tra questi soggetti non figura l'Amministrazione regionale che,pertanto, ancora in oggi non risulta tenuta al pagamento dell'indennizzo preteso dal ricorrente.

    3. Né è idonea a sostanziare le pretese del ricorrente, l'ulteriore normativa richiamata a supporto degli odierni motivi d'appello.

    Infatti, come esattamente controdedotto dalla difesa...

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