• Fatto

    Ritenuto in fatto

    1. Nel corso di un giudizio civile, promosso da {Piero Sgrilli} ed altri contro {Marco Colzi} e la {s.p.a. MEIE Assicuratrice} per il risarcimento dei danni conseguenti alla morte di un proprio congiunto cagionata da un incidente stradale, il Tribunale di Firenze, con ordinanza del 27 ottobre 1993, ha sollevato, in riferimento agli artt.2, 3 e 32 Cost., questione di legittimità costituzionale dell'art.2043 cod. civ. e, in subordine, dell'art. 2059 cod. civ., "nella parte in cui non consentono il risarcimento del danno per violazione del diritto alla vita".

    L'ordinanza non precisa se nella specie la morte dell'infortunata é stata immediata oppure é sopravvenuta dopo un periodo di infermità. Ma i referenti di fatto dell'argomentazione lasciano arguire che si versa nel primo caso.

    2.1. Premesso che la domanda di risarcimento deve considerarsi proposta alternativamente iure successionis o iure proprio, il giudice remittente osserva, con riguardo al primo profilo, "che non si tratta di accertare se in conseguenza della morte del soggetto si sia determinato un vero e proprio danno biologico in senso stretto (o fisiologico) risarcibile, ma se dalla lesione del diritto alla salute tutelato dall'art. 32 Cost. o, comunque, dalla lesione del diritto alla vita, nasca un conseguente diritto al risarcimento del danno in capo agli eredi". Invero, la costruzione teorica della lesione del diritto alla salute elaborata dalla sentenza n. 184 del 1986 di questa Corte - secondo cui il danno alla salute si identifica con l'illecito costituito dal fatto menomativo della salute fisio-psichica del soggetto offeso, e "in quanto tale costituisce un danno presunto" - deve essere estesa "alla ancor più pregnante ipotesi di violazione del diritto alla vita", in ordine al quale "poco conta che la norma di riferimento sia l'art. 32 Cost. ovvero l'art. 2 Cost. o il...

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  • Diritto

    Considerato in diritto

    1. Il Tribunale di Firenze ha sollevato, in riferimento agli artt. 2, 3 e 32 Cost., questione di legittimità costituzionale dell'art. 2043 cod. civ. e, in subordine, dell'art. 2059 cod. civ., "nella parte in cui non consentono il risarcimento del danno per violazione del diritto alla vita".

    La questione é proposta sotto entrambi i profili di risarcibilità del danno prospettati in questa ipotesi dalla giurisprudenza: ai congiunti della vittima una parte (minoritaria) dei giudici accorda, iure hereditario, un risarcimento riferito alla lesione patita da colui che in conseguenza del fatto illecito ha perduto la vita, mentre la maggioranza non riconosce se non la risarcibilità iure proprio del danno alla salute eventualmente derivato ai familiari a causa della morte dell'offeso. Sebbene connesse, la seconda essendo una qualità della prima, vita e salute sono beni giuridici diversi, oggetto di diritti distinti, sicché la lesione dell'integrità fisica con esito letale non può considerarsi una semplice sottoipotesi di lesione alla salute in senso proprio, la quale implica la permanenza in vita del leso con menomazioni invalidanti.

    L'ordinanza non intende investire impropriamente il giudice delle leggi della soluzione del contrasto interpretativo insorto nella giurisprudenza, ma piuttosto promuovere, in relazione all'una e all'altra delle soluzioni ipotizzate, il riesame della questione di conformità del diritto positivo all'imperativo costituzionale di tutela risarcitoria dei diritti fondamentali alla vita e alla salute, con riguardo a un caso differente da quello contemplato dalla sentenza di questa Corte n.184 del 1986.

    La tutela non può attuarsi se non con la mediazione del sistema della responsabilità civile organizzato dall'ordinamento legislativo: sistema che solo il legislatore può...

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