• Fatto

    Ritenuto in fatto

    1.- Investito del giudizio in ordine a una imputazione per la quale era stato in un primo tempo emesso provvedimento di archiviazione, cui aveva fatto seguito l'emissione del decreto di citazione a giudizio in assenza della autorizzazione alla riapertura delle indagini prevista dall'art. 414 cod. proc. pen., il Pretore di Brescia, sezione distaccata di Breno, ha sollevato, in riferimento all'art. 24 Cost., questione di legittimità costituzionale dell'art. 555, comma 2, cod. proc. pen., in relazione all'art. 414 citato, nella parte in cui "non consente di rilevare o eccepire la nullità del decreto di citazione nel caso di mancata autorizzazione alla riapertura delle indagini preliminari".

    Espone il giudice a quo che l'imputazione per la quale era stata esercitata l'azione penale, relativa a una fattispecie perseguibile a querela di parte, era la stessa per la quale era stata a suo tempo disposta l'archiviazione; e che il pubblico ministero, a seguito di sollecitazione della parte lesa (estrinsecatasi formalmente in un nuovo atto di querela, peraltro tardivo), aveva provveduto a nuova iscrizione, per l'identico fatto, nel registro delle notizie di reato e proceduto a ulteriori indagini preliminari, conclusesi con l'emissione del decreto di citazione a giudizio, senza curarsi di richiedere preventivamente al giudice per le indagini preliminari l'autorizzazione prescritta dall'art. 414 cod. proc. pen..

    Tale anomalia procedurale, a parere dell'organo remittente, non è adeguatamente sanzionata, essendo solo possibile ritenere l'inutilizzabilità degli atti delle nuove indagini a norma dell'art. 191 cod. proc. pen.; ma non potendosi impedire l'efficacia dell'atto di esercizio dell'azione penale, cui, pertanto, fa seguito inevitabilmente la fase del giudizio.

    In tal modo verrebbe elusa la funzione di...

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  • Diritto

    Considerato in diritto

    1.- È stata sollevata la questione del contrasto con l'art. 24 Cost. dell'art. 555, comma 2, cod. proc. pen., in relazione all'art. 414 del medesimo codice, nella parte in cui "non consente di rilevare o eccepire la nullità del decreto di citazione nel caso di mancata autorizzazione alla riapertura delle indagini preliminari", per la menomazione del diritto di difesa conseguente alla impossibilità per l'imputato, in mancanza di specifiche previsioni normative, di eccepire davanti al giudice del dibattimento l'invalidità del decreto di citazione a giudizio.

    Ad avviso del giudice remittente, l'ordinamento non contempla alcuna sanzione processuale per il caso in cui il pubblico ministero abbia esercitato l'azione penale in ordine al medesimo fatto per il quale sia stata precedentemente disposta l'archiviazione, senza previamente richiedere e ottenere l'autorizzazione alla riapertura delle indagini prescritta dall'art. 414 cod. proc. pen..

    Né, a sanzionare tale condotta contraria alla legge processuale, potrebbe ritenersi sufficiente la conseguenza della inutilizzabilità degli atti di indagine, perché ciò non avrebbe alcun formale effetto sull'atto dell'esercizio dell'azione penale, in mancanza di una previsione di nullità che si ricolleghi a tale ipotesi.

    2.- Va rigettata l'eccezione di inammissibilità dell'Avvocatura generale dello Stato, che ha sostenuto che la norma da sottoporre a censura avrebbe dovuto essere quella recata dall'art. 414 cod. proc. pen., in quanto non contemplante una sanzione processuale per l'inosservanza da parte del pubblico ministero del dovere di richiedere l'autorizzazione al giudice ai fini della riapertura delle indagini.

    Nella prospettiva del giudice remittente, infatti, l'omessa previsione normativa concerne proprio la...

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