• Fatto

    Ritenuto in fatto

    1.- Nel corso di un giudizio civile promosso dinnanzi al Pretore di Milano, giudice del lavoro, da {Claudio Salambat} contro l'I.N.A.I.L. - per il riconoscimento del proprio diritto alla rendita per invalidità permanente da malattia professionale - e contro l'Azienda energetica municipale (A.E.M.) - per la condanna di quest'ultima, quale responsabile civile, al risarcimento del danno differenziale, e cioé del danno biologico e del danno morale - l'A.E.M. eccepiva l'esonero del datore di lavoro dalla responsabilità civile disposto dall'art. 10, commi primo e secondo, del d.P.R. 30 giugno 1965, n. 1124.

    Il Pretore, con ordinanza del 19 settembre 1990 (ro. n. 47/91), sollevava quindi questione di legittimità costituzionale di tale norma in relazione agli artt. 3,32 e 38 della Costituzione. Premesso che, nella specie, il comportamento del datore di lavoro non costituiva reato ma illecito civile per violazione dell'art. 2087 cod. civ., lo stesso Pretore notava come la norma impugnata - consentendo al ricorrente la possibilità di ottenere la prestazione previdenziale, collegata al solo danno patrimoniale, e non anche il risarcimento del danno dal datore di lavoro, comprensivo anche del danno alla salute - sacrificava ingiustificatamente, nel delicato meccanismo di bilanciamento degli interessi in gioco, il diritto fondamentale alla salute ex art. 32 Cost.

    Ciò considerato, secondo il giudice a quo, il "sistema attuale", appariva contrario:

    - o agli artt. 32 e 38 Cost., oltre che 3, per il fatto di escludere se manca la responsabilità penale (art. 10 del d.P.R. n. 1124 del 1965), la responsabilità civile del datore di lavoro, come oggi si configura nel nostro ordinamento;

    - o all'art. 32 Cost. per il fatto che l'esclusione da responsabilità civile coinvolge non solo il...

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  • Diritto

    Considerato in diritto

    1. -I procedimenti possono essere riuniti per analogia di materia.

    2. -La questione di legittimità costituzionale sollevata dal Pretore di Milano con l'ordinanza indicata in epigrafe, ha per oggetto i primi due commi dell'art. 10 del d.P.R. 30 giugno 1965, n. 1124, per i quali l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, cosi come disciplinata dal decreto, <esonera il datore di lavoro dalla responsabilità civile per gli infortuni sul lavoro>, responsabilità che tuttavia permane <a carico di coloro che abbiano riportato condanna penale per il fatto dal quale l'infortunio e derivato>.

    Il giudice a quo dubita che le dette disposizioni contrastino, per diversi profili, con gli artt. 3, 32 e 38 della Costituzione, e precisamente:

    a) per il fatto di escludere, se manca la responsabilità penale, la responsabilità civile del datore di lavoro come oggi si configura nel nostro ordinamento;

    b) per il fatto che l'esclusione da responsabilità civile coinvolge non solo il danno di natura economica, ma anche quello derivante dalla lesione del diritto alla salute come diritto fondamentale; c) per il modo di quantificazione della prestazione corrisposta dall'I.N.A.I.L., che non tiene conto del danno alla salute ma solo di quello relativo alla capacita lavorativa.

    3.-La questione di costituzionalità proposta dal Tribunale di Torino con l'ordinanza indicata in epigrafe, ha per oggetto l'art. 1916 del codice civile, nella parte in cui non esclude dal regresso dell'assicuratore-ed in particolare dell'I.N.A.I.L.-le somme dovute dal terzo danneggiante per titoli di danno autonomi rispetto a quelli che costituiscono oggetto del rischio assicurato, ed in particolare le somme dovute per danno...

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