Titolo:
Vicinanza alla prova e codice del processo amministrativo: l'esperienza del primo lustro 
  • Sommario

    Sommario: 1. Il « problema » dell'onere della prova (in generale). — 2. La « vicinanza alla prova » come criterio generale di distribuzione degli oneri probatori, correttivo costituzionalmente necessario della regola di giudizio ex art. 2697 c.c. — 3. L'onere della prova nel codice del processo amministrativo: nulla di veramente nuovo. — 4. Processo amministrativo ed esigenze di ricerca della verità materiale: le ragioni di un giudice « attivo ». — 5. Considerazioni conclusive: una corretta applicazione delle disposizioni codicistiche consente al giudice amministrativo di operare un equilibrato dosaggio degli oneri probatori; i veri problemi sono altri.

  • 1. — Così esordiva, in uno dei suoi ultimi scritti, Antonio Romano Tassone, mio compianto Maestro: « La redistribuzione delle attività processuali tra il giudice e le parti rappresenta, da sempre, uno dei capitoli più delicati, controversi e difficili della disciplina del processo, e queste complessità e multipolarità risultano ancora più evidenti se ci si riferisce ad un giudizio, quale quello che si svolge davanti al giudice amministrativo, tuttora contrassegnato, malgrado la recentissima codificazione, da numerose e non del tutto risolte ambiguità di fondo. Tra le quali, certo non ultima, spicca la problematica ascrizione di questo processo alla giurisdizione di diritto soggettivo — o meglio: l'incertezza circa il ruolo che in esso debba attribuirsi alla definizione dell'interesse pubblico sostanziale alla cui cura è rivolto il provvedimento impugnato —, questione che è immediatamente e profondamente implicata dal nostro discorso » (1).

    Andando più specificamente al tema della presente relazione, è noto a tutti che « il problema dell'onere della prova si presenta al giudice quando, al momento della decisione, di un fatto non sussista né la prova che è accaduto, né la prova che non è accaduto » (2). Si tratta in sostanza del problema del fatto non provato e del c.d. « fatto incerto », da analizzare in un duplice aspetto: quale sia la parte onerata della prova di un determinato fatto controverso; a quale parte il giudice debba dare ragione qualora, nonostante le prove assunte in giudizio, ad iniziativa delle parti o d'ufficio, non si sia formato un preciso convincimento circa l'esistenza o meno del fatto controverso ...

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