Titolo:
Nota a Cass. Pen., sez. IV, 16 maggio 2016, n. 20125
  • Sommario

  • Orbene, dopo aver riconosciuto il rilievo rivestito dal principio di affidamento nell'ambito del trattamento del paziente da parte di più sanitari, la Corte sostiene che tale principio non è invocabile da parte di chi abbia omesso in prima persona di rispettare norme cautelari specifiche o comuni allorquando vi sia una condotta successiva parimenti colposa. Tale precisazione prelude ad un ulteriore inciso: il Supremo Collegio afferma che “quando il soggetto su cui grava l'obbligo di garanzia abbia posto in essere una condotta colposa, con efficienza causale nella determinazione dell'evento, unitamente alla condotta colposa di chi sia intervenuto successivamente, persiste la responsabilità del primo soggetto a meno che non possa affermarsi l'efficacia esclusiva della causa sopravvenuta che tuttavia deve avere avuto caratteristiche di eccezionalità tali da far venir meno la situazione di pericolo originariamente provocata o tali da modificare la pregressa situazione, a tal punto da escludere la riconducibilità al precedente garante della scelta operata”.

    La massima enunciata dalla Suprema Corte, ad una prima lettura, pare sovrapporre considerazioni sul principio di affidamento e sulla cooperazione colposa, inerenti strettamente all'elemento soggettivo, a considerazioni che invece attengono al problema della causalità omissiva (sul punto cfr. G. Fiandaca – E. Musco, Diritto penale, cit., p. 231; in argomento, in particolare sulla sovrapposizione tra causalità omissiva e momento omissivo della colpa cfr. M. L. Mattheudakis, Successione di garanti e principio di affidamento nella responsabilità medica, in Cass. pen., fasc. 4, 2010, p. 1478 ss.; in giurisprudenza cfr., per tutte, Cass. Pen., sez. IV, 13.12.2010, n. 43786, Imp. Cozzini, Rv. 248944). La dottrina si è a...

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