• Sommario

  • 1. La proponibilità in cassazione della questione di competenza del giudice cautelare.

    1. La terza sezione, con decisione dell'8 febbraio 2018, n. 32904, B., non (ancora) massimata, ha affermato il seguente principio: «non può costituire motivo di ricorso per cassazione la violazione delle regole di competenza territoriale da parte del giudice che ha emesso l'ordinanza cautelare, se detta violazione non sia stata dedotta nel giudizio di riesame, essendo precluso al giudice di legittimità di decidere su violazioni di legge, non rilevabili d'ufficio, i cui presupposti di fatto non siano già stati esaminati dai giudici di merito».

    Trova così applicazione alla materia cautelare il principio generale, di cui all'art. 606, comma 3, c.p.p., secondo cui il giudice di legittimità non può decidere su questioni di violazioni di legge che non siano già state dedotte davanti al giudice dell'appello, a meno che non siano rilevabili d'ufficio o non siano oggetto di ricorso immediato per cassazione ai sensi dell'art. 569 c.p.p. (Sez. III, n. 3816 del 14 ottobre 2008, dep. 2009, L., in C.E.D. Cass., n. 242822; v. anche Sez. IV, n. 44146 del 3 ottobre 2014, P., ivi, n. 260952; Sez. II, n. 11027 del 20 gennaio 2016, I., ivi, n. 266226).

    La violazione delle regole di competenza territoriale, pertanto, siccome non è rilevabile d'ufficio nel giudizio di legittimità (cfr. Sez. III, n. 3816 del 14 ottobre 2008, dep. 2009, cit.), non può essere dedotta per la prima volta con il ricorso per cassazione, non potendo, peraltro, integrare neppure motivo di ricorso per saltum, dal momento che è trattata con provvedimento nelle forme di ordinanza e non di sentenza.

    La cornice entro cui si inscrive questo orientamento è costituita dalla struttura stessa del giudizio di legittimità, introdotto da impugnazione a critica vincolata, con la conseguenza che la decisione non può che essere scrutinata in relazione ai profili già sottoposti al giudice...

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